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venerdì 21 giugno 2019

X-MEH: Dark Phoenix - Declino e ascesa dei Figli dell'Atomo targati Fox


Durante questa stagione, oltre ai finali della Quadrilogia degli Avengers, di Game of Thrones e di The Big Bang Thoery c'è stata un'altra conclusione: quella della Saga dei ringiovaniti X-Men targati Fox.
E come è stato questo finale? Diciamocelo, un po' fiacco.

Credo che in questi 20 anni, dall'uscita del primissimo X-Men del 2000 fino al terribile X-Men: (NON) Apocalisse del 2016, sia diventata una sorta di legge non scritta il fatto che i film sui Figli dell'Atomo prodotti dalla Fox possano rivelarsi solo dei mezzi capolavori o dei buchi nell'acqua allucinanti.
Sì, perché se i primi due straordinari X-Men e X2: United di Bryan Synger ancora oggi si possono considerare fra i migliori Cinecomics mai fatti, l'esatto contrario si può dire del capitolo finale della Trilogia.
Brett Ratner fece un autentico miracolo con X-Men: The Last Stand, riuscendo a rovinare quasi tutto ciò che aveva costruito Synger. Uno sputtanamento simile per il finale di una saga penso di averlo visto solo nell'ultima stagione di Game of Thrones.

Sputtanamento però al quale riuscì a porre rimedio lo stesso Synger, attraverso X-Men: Days of Future Past, che se non è stato il miglior Cinecomic corale mai fatto, beh, poco ci manca.
Ma prima di lui ci pensò Vince Vaughn a ridare dignità ai Mutanti al cinema, con l'ottimo X-Men: First Class, altro adattamento di pregevolissima fattura, ma un po' finito nel dimenticatoio.
I problemi per il filone prequel sui Mutanti Marvel sono cominciati proprio con il terzo capitolo, sempre diretto da Synger, X-Men: Apocalisse. O meglio, X-Men: NON Apocalisse.
Apocalisse si bulla con Arcangelo in X-Men: Apocalypse

Incredibilmente il regista riuscì a fallire e a regalare un film davvero mediocre, con i personaggi vecchi trattati a pesci in faccia (Magneto su tutti), personaggi nuovi introdotti in malo modo o in maniera anonima (spiccava giusto Jean) e un Villain che definire talmente grottesco da far ridere è dire poco.


Mi sorprende come la saga abbia saputo, in questi 20 anni, rappresentare sia il meglio che il peggio dei Cinecomics.
Forse perché le pellicole degli X-Men sono come un castello di carte, dove uno sceneggiatore deve cercare di sistemare con cura ogni singolo personaggio fra la moltitudine che gli tocca gestire - dagli X-Men giovani ai vecchi, dai Villain ai personaggi minori - e, riuscendoci, è in grado di produrre un risultato eccezionale.
Ma i Figli dell'Atomo non sono solo poteri e battaglie, sono cuore, buoni sentimenti, tematiche sociali serie e sempre attuali, e soprattutto tanto divertimento.
E X-Men: Dark Phoenix è un esempio dell'esatto contrario.
C'è solo un termine per descrivere la caratterizzazione e il ruolo dei personaggi del film, tra chi era importante ai fini della trama, chi meno e chi si è ritrovato a fare da comparsa: IL NULLA.

Per esempio, Ororo poteva tranquillamente cambiare nome di battaglia in Addetta ai Cubetti di Ghiaccio.
Ciclope, invece, in "Quello inutile che ama Jean", perché il suo ruolo è più o meno lo stesso che aveva il Ciclope di James Marsden in The Last Stand - gli è andata meglio in Westw... No, direi di no -, solo che se lui morì nelle prime scene senza nemmeno essere inquadrato, il personaggio interpretato da Tye Sheridan resta in vita, ma fa poco-niente per tutto il film, se non cercare di fermare Jean leggendo frasi rubate da una vecchia copia di New Moon.
Nightcrawler riesce a riportarmi alla mente un altro aneddoto divertente di X-Men 3, il fatto che l'allora Kurt Wagner - Alan Cumming - venne rimosso dal cast perché la produzione decise che non valeva la pena sottoporre l'attore a diverse ore di trucco per girare pochissime scene. Qui poteva accadere lo stesso? Beh, sì e no, poiché a onor del vero Nightcrawler grazie alla sua capacità di teletrasportarsi si rende utile eccome, ma più o meno ha la caratterizzazione di una Passaporta.
Ma Quicksilver è stato un MEH unico, è stato proprio l'X-MEH. Mattatore in due film, ora relegato a non fare quasi nulla.
Non mi sarebbe dispiaciuto affatto rivederlo in una scena in stile Time in a Bottle e Sweet Dreams come nei precedenti film. C'è chi avrebbe urlato allo scopiazzamento, io no. Sono stati due momenti altissimi.

Tra l'altro, lo sapevate che Quicksilver è figlio di Magneto?
Vabbeh, lasciamo perdere, tanto la cosa nel film è importante come la parentela di Jon con i Targaryen.



















Sul Magneto di Michael Fassbender non c'è molto da dire.
Il suo decadimento rispetto ai primi due capitoli è la perfetta rappresentazione delle differenze che ci sono con questi ultimi due film.
Un personaggio che in ogni pellicola prima è buono, poi si incazza ed è cattivo, poi è di nuovo buono, poi alla fine tira fuori un gioco da tavolo, unito alle 434 volte in cui lui e Xavier rompono e riaggiustano la loro amicizia.
Poi ci credo che lo stesso Fassbender sia arrivato a definirlo "solo un tizio che urla".

I personaggi che si salvano, ma più per demerito degli altri, sono solo Xavier, Bestia e soprattutto Jean Grey.
I primi due sostanzialmente sono ridotti a fare rispettivamente la parte del poliziotto buono e del poliziotto cattivo con la Fenice; Xavier compie gli stessi gesti per tutto il film, ma risulta comunque un protagonista degno di nota. James McAvoy in questi anni ha dimostrato innumerevoli potenzialità, e ancora sto aspettando di vederlo in un ruolo di grande spessore, solo che prendere parte a un film come questo non aiuta affatto la sua carriera, anzi.
Jean è una buona protagonista (tanti continuano a odiare Sophie Turner dalle prime stagioni di GoT e io non capisco perché), nonostante affronti uno sviluppo terribilmente prevedibile, eccezion fatta per l'interessante risvolto familiare.
In generale tutti e tre intrattengono un minimo lo spettatore.

Il vero pregio di questo X-Men: Dark Phoenix è che riesce, tutto sommato, a risultare un film scorrevole, che stanca, fa sbuffare, ma di fatto non annoia più di tanto.
I film degli X-Men, anche i peggiori, hanno sempre vantato questa caratteristica: almeno alla prima visione e forse alla seconda difficilmente risultavano pesanti o noiosi.
E questo, come i suoi predecessori, risulta pieno di belle battaglie e scene d'azione tutt'altro che memorabili, ma ben fatte.
Il problema principale è che le cose che accadono avvengono nell'anticlima e spesso nel nonsense più assoluto, senza sussulti.

Come la già spoilerata nel trailer morte di Jennifer Lawrence alias Mystica.
O meglio, la morte di Jennifer Lawrence alias Jennifer Lawrence blu.



Parlando del villain, altro punto carente del film, credo di non aver mai visto Jessica Chastain interpretare un ruolo così anonimo. Certo, non raggiungiamo i livelli di Apocalisse e dei peggiori villain del MCU e del DCEU, ma poco ci manca.
Interessante solo nel suo collegamento con D'Bari, il corpo celeste che Jean, ubriaca dei poteri di Fenice Nera, finì con incenerire durante la saga fumettistica omonima. Nei fumetti Vuk (Nerdplanet.it vi ha dedicato un approfondimento interessante, dateci un'occhiata) è un personaggio completamente diverso, nel sesso, nella personalità e nel background, ma ciò non era un impedimento per provare a renderlo interessante.
Fatto sta che qui risulta un antagonista con la personalità di una carta da gioco, seguito da alleati che sono né più né meno che comparse.
Lo stesso discorso di potrebbe fare per gli accoliti di Magneto, tra cui ho notato Selene, che a malapena spiccica parola.


Ma, stando alla scena post credits di Apocalypse, non doveva essere Sinistro il villain di questo film?
No, ci hanno mostrato il logo delle Essex Corp perché era figo.

Ed è così che finisce X-Men: Dark Phoenix. Nell'apatia dello spettatore, con il sacrificio di Jean.
Solo un modo anticlimatico per concludere un film già di per sé fin troppo anticlimatico, che per'altro termina con la 782° partita a scacchi tra il Professor X e Magneto (chissà chi è in vantaggio), e con la Fenice che aleggia nei cieli sopra di loro.
E qui viene da chiedersi: cosa ne è stato di Jean? Cosa farà ora la Forza Fenice? Che ne sarà degli X-Men e della Jean Grey's Anatom... School of Gifted Youngsters?
La verità è che probabilmente non frega un cazzo a nessuno.
Pazzesco come, pur sapendo che questo sarebbe stato l'ultimissimo film della saga siano riusciti non solo a semiriciclare il finale della Saga di Fenice Nera cinematografica precedente, ma pure a lasciarlo aperto.
Sono cose che... no, non sono cose.

Il lato positivo è che, differentemente da ciò che si immaginava, sono riusciti a non rendere la trama un remake di X-Men 3.
Il lato negativo è che hanno comunque tirato fuori un film mediocre, in cui è veramente arduo trovarci una scena, un personaggio o anche solo una citazione da ricordare.
Ma la verità è che non sono deluso, proprio per il fatto non avevo aspettative, specialmente dopo l'uscita di Synger dal progetto e l'aria di inutilità che si respirava già dai trailer, considerando il fatto che ormai gli X-Men non appartengono più alla Fox.
La sensazione è che sia stato un film fatto tanto per.

Ma non mi sento nemmeno di dare tante colpe al regista Simon Kimberg, ma più alla Fox. (No, non sto per far nascere il movimento #RealeaseTheKinbergCut).
La Fox se ne è sempre sbattuta il cazzo di gestire bene gli X-Men, così come della coerenza della continuity.
Si è ritrovata fra le mani dei mezzi capolavori (o comunque dei buonissimi prodotti) solamente perché ha avuto il buonsenso di lasciare libertà creativa a gente come James Mangold (Logan lo tirò fuori di suo pugno, The Wolverine no) e Bryan Synger, e pure assecondare la passione di Ryan Reynolds per Deadpool.

Alcuni non sono della mia stessa idea, ma io considero un bene che gli X-Men siano tornati ai Marvel Studios, perché penso che almeno lì possano godere di una gestione migliore, nonostante non mi faccia impazzire l'idea di vedere subito una nuova versione dei Figli dell'Atomo targata Feige e soci (Galactus, F4, Silver Surfer, loro hanno la priorità).
Ma gli X-Men appartengono alla Marvel, e com'è è giusto che sia i loro diritti sono tornati a casa.
Anche se devo dire che forse è stato un bene vederli - insieme all'Uomo Ragno ceduto a Sony - esclusi dalle primissime fasi del Marvel Cinematic Universe, permettendo così a colleghi meno noti di emergere.


E qui si chiude l'avventura degli X-Men targati Fox al cinema, senza dubbio una delle saghe che gran parte del pubblico di questo primo ventennio del 21° secolo ricorderà maggiormente, con emozione e nostalgia, ma anche con una piccola fetta di rimpianto e non-sense.
Io lo ricorderò più il fatto che sarebbe stato meglio fermasi al secondo film. In entrambi i casi.



A Bryan, Hugh, Patrick e Ian, da cui tutto ebbe inizio.



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Le trame dei miei libri su Amazon: 

I Segreti di Asgralot - L'isola e gli Evoluti, 3° Ristampa, Edizioni A.Car, 2017
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Le prossime eventi a cui prenderò parte.

venerdì 8 aprile 2016

La Fox uccide i Fantastici 4: il declino e la fine della serie




E' con molta rabbia e delusione che mi accingo a scrivere questo articolo.


Tuttavia, l'ultima cosa che voglio sembrare è uno dei tanti fanboy da tastiera, che ormai da anni infestano forum, gruppi di Facebook o siti dedicati alla Marvel, lamentandosi di tutto e per tutto, protestando credendo di ottenere qualcosa. Non a torto, certo, ma sia chiaro, quando è troppo è troppo.
Io stesso mi sono lamentato della Marvel per mesi, fino a quando non ho smesso di seguirla con costanza.
Comprare e lamentarsi di quello che si compra è uno spreco di denaro e una mancanza di buon senso.

Molti non lo sanno, ma questa notizia è ormai vecchia di settimane.
James Robinson confermò molto tempo fa che Fantastic Four #645 sarebbe stato l'ultimo numero della serie, e che i Fantastici Quattro avrebbero preso strade diverse.
Reed e il resto della famiglia a ricostruire il Multiverso, la Cosa con i Guardiani della Galassia, la Torcia Umana a fare da ambasciatore agli Inumani.
Insomma, dopo Secret Wars, niente più Fantastici 4, addio alla prima famiglia di supereroi dell'Universo Marvel.
E, a dirla tutta, non solo la prima famiglia o il primo gruppo, ma i primi personaggi che la Marvel abbia creato, che diedero poi vita al successo di quella che è oggi la casa editrice fumettistica più famosa al mondo.
Ma andiamo per ordine.



Nel novembre del 1961 uscì il primo fumetto Marvel della storia: Fantastic Four #1.
Dalla mente di Lee e Kirby, nacque un supergruppo formato da "eroi con superproblemi", che rivoluzioneranno poi tutto il mondo dei personaggi a fumetti.
Lee e Kirby, infatti, intuirono che forse i lettori avrebbero legato di più con gli eroi se, nonostante i loro poteri, venissero presentati come degli individui "più umani".
Dotati di poteri incredibili, ma che potessero rendere loro la vita difficile, come la Cosa, eroi che nonostante le loro imprese venissero odiati dalla gente, oppure individui che se nei panni dell'eroe vincessero, una volta tolta la maschera si ritrovassero a vivere una vita difficile e piena di ostacoli.
Perché credetemi, la parte più importante di un supereroe è l'uomo o la donna che c'è dietro la maschera, perché alla fine, dopo tanti anni... Reed, Sue, la Cosa, Johnny, e anche Peter Parker, Matt Murdock, Steve Rogers, Tony Stark... tutti loro ci sembreranno persone reali che abbiamo conosciuto e alle quali abbiamo voluto bene.
A questo puntava Stan Lee quando pensò a tale concetto.

Gli anni passarono e la Casa delle Idee crebbe, specialmente grazie all'Uomo Ragno e agli stessi Fantastici Quattro, che diventarono forse il fumetto che più rappresentavo della Marvel stessa.
Grandi scrittori e disegnatori si prestano a continuare il lavoro fatto da Lee e Kirby: Roy Thomas, Romita sr, John Buscema, Gerry Conway, John Byrne, Alan Davis, Steve Englehart, Tom DeFalco e tanti altri.

Ma poi cosa accadde?
Arrivò il nuovo millennio, e dopo alcuni anni, le storie smisero di ingranare, sfornando sempre di più cicli dimenticabili, che generarono poco interesse da parte dei lettori.
Tuttavia, con l'uscita dei due film prodotti dalla Fox nel 2005 e nel 2007, il Quartetto, arrivato finalmente al cinema godette si particolare visibilità... per poi scomparire.
Difatti, i Fantastici Quattro non godettero più di particolare considerazione nei Crossover ormai annuali che coinvolgono l'intero Universo Marvel, a parte Reed e la Cosa, ma non come membri dei Fantastici 4, bensì di Illuminati e Nuovi Vendicatori.
Tuttavia, gli scrittori che si alternarono sulla testata furono tutt'altro che novellini alle prime armi, o autori famosi per la loro dote di snaturare totalmente personaggi e origini; Mark Millar (Civil War, Vecchio Logan, Ultimates, Kick-Ass), Jonathan Hickman (SHIELD, Secret Warriors), J. Michael Straczynski (Amazing Spider-Man, Thor, Silver Surfer: Requiem) e alcuni altri abbastanza degni di nota.
Tuttavia, le storie avevano un difetto: mancavano di memorabilità.
Infatti, al giorno d'oggi la Marvel punta molto sui colpi di scena, sugli stravolgimenti di continuity, sui cambiamenti. Le storie dei Fantastici Quattro erano tutto tranne che questo.

Il colpaccio, tuttavia, si tentò con la serie THREE, pubblicata nel 2011 e conclusa con l'allora ultimo
numero della serie, Fantastic Four #587.
Il fulcro della storia, come suggeriva che uno dei membri del Favoloso Quartetto sarebbe morto, concludendo così la serie.
E infatti, a morire fu la Torcia Umana, e i Fantastici Quattro furono rimpiazzati dalla Fondazione Futuro (un gruppo simile con all'interno anche gli allievi del quartetto, e l'Uomo Ragno a sostituire il defunto Johnny Storm).
Ma nonostante ciò, la Torcia Umana tornò dopo nemmeno un anno, e la serie Fantastic Four venne riaperta a fine 2012.
Si sa, nell'Universo Marvel nessuno, e sottolineo NESSUNO, è destinato a rimanere morto per sempre (eccetto Zio Ben e Gwen Stacy), ma resuscitare qualcuno dopo neanche un anno, toglie tutto il senso alla sua morte.
Alla fine THREE è stato quello che doveva essere: un'operazione commerciale.
Peccato che non sia riuscita a pieno.




Il colpo di grazia, dopo anni vendite basse e storie dimenticabili, è arrivato con il film prodotto e distribuito dalla Fox, "Fantastic Four".
Da quel momento accadde una cosa che ormai non succedeva da anni: la gente aveva ricominciato a parlare dei Fantastici Quattro! Solo che ne stava parlando male.
Ora, non voglio dilungarmi su quanto il film fosse pessimo, su quanto abbiano mancato di rispetto al fumetto... no, sarebbe come sparare a un cadavere per ucciderlo.
Un film che più che una presa in giro ai fan, è stato quasi un puerile dispetto alla Marvel.



"Se non produciamo più film i diritti tornano a voi, giusto? E invece noi un film lo faremo, non importa se sarà bello o brutto, fedele o non fedele al fumetto, perché tanto i soldi del budget li recupereremo comunque. I diritti rimarranno nostri, o voi dovrete PAGARE se volete riaverli!"

Questo hanno pensato i dirigenti della Fox.
Il film poteva essere un'occasione per alzare di nuovo le vendite, e invece, è stato ciò che ha decretato la chiusura della serie.
Ormai, gran parte dei nuovi lettori che la Marvel si guadagna è soprattutto grazie alla quantità (e alla visibilità) di fumetti e serie televisive che vengono prodotte, e fanno nascere curiosità verso le storie a fumetti.
Se da una parte, dal 2008 in poi, un eroe come Iron Man ha visto sempre più i suoi fan crescere nel mondo, se ora Deadpool sta vivendo una seconda giovinezza, insieme ad Ant-Man e ai Guardiani della Galassia (e eroi tutt'altro che conosciuti al pubblico dei non lettori), i Fantastici Quattro hanno definitivamente perso il treno della notorietà che può acquisire grazie a un buon cinecomic.
La Marvel, quasi imbarazzata per questa terrificante riuscita, non ci ha nemmeno provato ad attirare un po' l'attenzione sul Quartetto, perché nemmeno loro volevano lucrare su un film del genere.
E ora siamo arrivati a questo: le vendite hanno toccato il fondo, e per la prima volta (dopo Secret Wars #9), dopo ben 55 anni, niente più Fantastici Quattro, niente più quegli eroi che fondarono la Marvel uniti non solo in un gruppo, ma in una famiglia.


Insomma, non ce l'hanno fatta gli Skull, l'Uomo Talpa, Annihilus, nemmeno il Dottor Destino, neanche l'onnipotente Galatus... nessuno di loro è mai riuscito a uccidere i Fantastici Quattro.
La Fox invece ce l'ha fatta.